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GERMANO BONORA
Germano Bonora è Fondatore dell' Associazione Amici di Danilo Dolci
e Referente del Laboratorio Maieutico Dolciano LMD Laboratorio Maieutico Dolciano Alcuni interventi di GERMANO BONORA, in rete http://www.danilodolci.toscana.it/anniversariobonora.htm
Fin dagli anni del liceo ha collaborato a quotidiani e periodici sia come cronista sia come saggista. Dal 1963 al 1996 ha insegnato inizialmente nella scuola media e poi al liceo “Alfonso Gatto” del capoluogo cilentano.
La fraterna amicizia con Padre Giacomo, morto in concetto di santità a soli 49 anni nel 1987, ha segnato una svolta particolarmente importante nella sua attività di scrittore. Per il compianto sacerdote francescano è in corso il processo di beatificazione avviato a seguito della pubblicazione di alcuni libri dedicati al Servo di Dio, fra cui spicca il volume “Grazie, Padre Giacomo! – Il Novello Francesco in terra di Agropoli”.
Altrettanto significativa è stata la collaborazione con Danilo Dolci, al quale ha dedicato alcuni saggi pubblicati su vari giornali e periodici, tra cui “Misure Critiche” dell’Università di Salerno e “Azione nonviolenta”, la rivista fondata nel 1964 da Aldo Capitini.
Ha fondato nel gennaio del 1998 l’Associazione Amici di Danilo Dolci., che annualmente promuove il Premio Nazionale omonimo.
Altri libri di successo sono: “Dio solo parla all’anima”, “Agropoli come Lourdes”, dedicati alla veggente Armida Passaro, morta in concetto di santità alla veneranda età di 94 anni il primo agosto del 2000.
In collaborazione con Mons. Rocco De Leo ha scritto “Il Vangelo oggi – Due logiche a confronto”, che commenta e attualizza le parabole evangeliche e i detti più significativi di Gesù, suscitando l’attenzione del biblista e moralista p. Gino Concetti, che gli dedicò una nota molto positiva sulle colonne de L’OSSERVATORE ROMANO.
L’ultimo lavoro uscito nel 1998 è una originale sinossi dei quattro testi evangelici dal titolo “Pace a voi!”, sulla base del quale uscirà prossimamente Gesù l’Uomo-Dio della pace.
Di prossima pubblicazione: Odissea nell’ospizio, Riverberi allo specchio, DOLCI RICHIAMI
“Danilo non ce l’ha fatta…” Con queste parole, dette al telefono all’alba del 30 dicembre del 1997, mi dava la dolorosa notizia Josè Martinetti, che per molti anni fu l’instancabile collaboratrice e segretaria di Danilo Dolci. E alla mia costernata incredulità aggiungeva: “Era stato ricoverato all’ospedale di Partinico verso le cinque. Respirava a fatica. Il cuore non ha retto”.
Danilo aveva 73 anni e sei mesi, essendo nato il 28 giugno del 1924 a Sesana di Trieste. Fu un duro colpo per me, nonostante sapessi delle complicazioni seguite alla broncopolmonite che l’aveva colpito durante il viaggio in Cina. L’avevo sentito pochi giorni prima con la voce affannata. Era stato dimesso dall’ospedale di Palermo, dove era rimasto un paio di settimane, dopo il ricovero di urgenza in una clinica svizzera. Ai postumi della broncopolmonite si era aggiunto anche l’aggravarsi del diabete mellito, che lo aveva debilitato al punto da inchiodarlo sulla sedia a rotelle. Ciononostante aveva una gran voglia di riprendere il lavoro. Alcuni giorni prima mi aveva detto che stava lavorando alla nuova prefazione del libro “Comunicare legge della vita”, la quinta edizione del Manifesto contro il falso comunicare, la cui prima stesura - “Bozza di Manifesto” – era uscita nel 1989 presso le Edizioni Sonda del Gruppo Abele di don Ciotti a Torino. Anno dopo anno il Manifesto dolciano si era andato arricchendo di contributi sempre più a fuoco e innovativi, provenienti da docenti, studenti, amministratori e anche gente semplice, che partecipavano ai seminari di Danilo in Italia e all’estero, registrati accanto a quelli di filosofi, scienziati, artisti di fama mondiale e premi Nobel, come Carlo Rubbia e Rita Levi-Montalcini.
Dopo il fattivo e clamoroso impegno socio-politico degli anni cinquanta-sessanta, Danilo aveva concentrato tutte le sue energie intellettuali nel campo dell’educare, passando da una scuola all’altra del nostro Paese, dopo essere stato in alcuni colleges statunitensi. Ogni seminario veniva preparato per tempo, senza lasciare niente alla improvvisazione. Un seminario di studi con Danilo valeva più di un intero anno scolastico. Anche un solo incontro con Danilo ha cambiato la vita di molti giovani. Il procuratore della Repubblica di Palermo Giancarlo Caselli ha dichiarato pubblicamente di aver scelto la Sicilia proprio per aver conosciuto Danilo all’età di diciotto anni.
Conoscevo poco o niente della vita e dell’opera del Dolci quando lo incontrai per la prima volta, nell’autunno del 1980, in occasione di un seminario per docenti alla scuola media “Matilde Serao” di Agropoli. Mi colpì subito la sua straordinaria capacità di ascolto, la sua umiltà, la pacatezza della sua parola dolce, diretta, semplice, che rifuggiva da ogni tipo di retorica e amplificazione, anche quando si rivolgeva a centinaia di persone in ambienti poco favorevoli all’acustica. Eppure la sua parola arrivava a tutti, perché tutti ascoltavano con attenzione in un silenzio più che rispettoso, veramente religioso. Diventammo subito amici, come se ci fossimo conosciuti da sempre, e dall’anno scolastico successivo fino ai primi anni novanta lo invitai al liceo “Alfonso Gatto” a tenere seminari agli studenti e ai docenti dei miei corsi su argomenti concordati e preparati per tempo con i partecipanti. Tracce di questi seminari si trovano registrati nei libri pubblicati negli anni ottanta-novanta e in particolare nelle successive edizioni della “Bozza di Manifesto” fino alla quinta, uscita pochi mesi prima della morte presso la Nuova Italia con il titolo emblematico e profetico “Comunicare legge della vita”. Per diciotto anni si è andato confermando il nostro rapporto di collaborazione e di amicizia, un rapporto di comunicazione viva e profonda, sinceramente maieutica. Danilo aveva il dono di intuire il meglio di ciascuno, facendolo emergere dal profondo, valorizzandolo al massimo con autentica gioia maieutica. Di qui la fiducia, la sicurezza, la confidenza, la simpatia del crescere insieme nel più delicato rispetto della diversità di ciascuno. L’educatore, il poeta, il profeta erano una cosa sola in lui.
Danilo ha lasciato molte opere scritte, che sono la testimonianza di una vita straordinaria, generosamente spesa a favore dell’umanità. Sono opere che vanno ben oltre gli schemi della letteratura tradizionale. Ma anche se non avesse scritto nessun libro né un solo verso del suo grande corpo poetico, egli sarebbe ugualmente quello che è e sarà per sempre nella storia universale dell’uomo, perché è stato uno di quei rari esempi di coerenza tra il dire e il fare: la poesia per lui era coerente con la radice greca poiéin, che corrisponde al nostro operare, fare. La vita di Danilo è stata caratterizzata dall’impegno perseverante a favore degli altri, della vita di ogni uno, di tutte le creature della Terra, che sognava come una sola Polis, “Creatura di creature”, che è anche il bel titolo di un suo poema. Per questo egli è e resterà per sempre una di quelle presenze sempre vive e attuali nella storia dell’umanità. Come Socrate, il padre della maieutica e della filosofia occidentale. Come Francesco di Assisi, il perfetto imitatore di Cristo. Come Gesù, l’uomo-Dio, che più di ogni altro ha mutato il corso della storia dell’uomo.
La maieutica dolciana riprende il metodo adottato da Socrate, ma respinge ogni traccia d’ironia perché giudicata una forma raffinata di violenza, che impedisce la crescita e la creatività dei soggetti più sensibili; c’è molto invece della semplicità evangelica. Gesù si avvale frequentemente della maieutica nei discorsi, nelle parabole e nei detti fondamentali della Buona Novella, con la quale si proponeva di liberare gli uomini non solo dal peccato ma anche dall’oppressione teocratica imposta dai ceti dominanti del tempio e del sinedrio.
Danilo ha dedicato tutta la vita a liberare i poveri cristi dal virus del dominio politico-mafioso. Dopo i digiuni e le epiche gesta esaltate dai media negli anni cinquanta-sessanta, l’apostolo della liberazione nonviolenta è andato concentrando sempre più a fondo le sue energie intellettuali nell’ambito dell’educare, spostandosi continuamente da una scuola all’altra del nostro Paese, passando per alcuni colleges statunitensi con la collaborazione di amici colti e sensibili come Furio Colombo, che al suo ritorno in Italia dopo circa venti anni di assenza si lamentò che il nome di Danilo Dolci fosse più conosciuto dagli studenti americani che non da quelli italiani.
Grazie all’impegno profuso instancabilmente negli ultimi venti anni della sua vita, passando da una regione all’altra per gli appuntamenti annuali nelle diverse scuole, si sono creati innumerevoli laboratori di analisi, il cui seme è stato disseminato in tutto il Paese. Danilo guardava con grande fiducia ai giovani, che considerava senza retoria il futuro delle nazioni e la speranza della Terra.
Ricordo gli appassionati incontri tenuti al liceo “Alfonso Gatto” dal 1981 al 1991, l’anno in cui l’amministrazione municipale di Agropoli gli conferì la cittadinanza onoraria “per aver stretto e consolidato con seminari di studio annuali un lungo e proficuo rapporto di collaborazione con studenti, educatori, amministratori pubblici e altri cittadini del capoluogo cilentano, il cui nome ricorre frequentemente in tutti i libri pubblicati negli ultimi dieci anni dall’illustre Poeta-educatore…”
Ogni seminario si coronava con una manifestazione pubblica, una vera e propria festa collettiva, alla quale partecipavano i docenti del liceo e di altre scuole cittadine assieme ai genitori, che accorrevano con forte interesse apprezzando la serietà e l’impegno mai registrati in precedenza nella vita scolastica dei figli. Alcune madri con gli occhi lucidi ringraziavano Danilo per il rapporto nuovo venutosi a creare in famiglia e per il rinnovato impegno negli studi. Tutti i ragazzi si aprivano al dialogo a casa e a scuola, che si trasformavano in laboratori di analisi e di ricerca grazie al metodo dolciano.
Al primo seminario, svoltosi nel 1981, si parlò della poesia, il medesimo argomento trattato dagli studenti di un college di Boston, il cui sindaco gli consegnò le chiavi della città e l’università raccoglie tutti gli scritti di e su Danilo Dolci assieme a quelli di Martin Luther King. Furono sei giorni veramente memorabili. I partecipanti furono più di cento, eccezionalmente, perché per la buona riuscita dei seminari Danilo consigliava di non superare il numero di cinquanta. Si cominciava alle nove e si lavorava intensamente fino alle tredici. Danilo era il più soddisfatto di tutti: “Questi ragazzi, pur essendo molto più giovani, non hanno proprio nulla da invidiare agli studenti dei più famosi colleges americani. Da voi si sente ancora la cultura di Parmenide e degli altri pensatori eleatici. Qui si sente ancora la voce dei filosofi antichi e si comunica come ai tempi della Magna Grecia…”
Nel corso di quel seminario si verificarono due episodi diversamente significativi. Il primo riguarda uno studente che aveva gravi difficoltà espressive a causa della balbuzie. Quando Danilo, il primo giorno, lo invitò a intervenire nella discussione, tutti temevamo per lui, che invece parlò fluidamente per circa dieci minuti, senza incespicare neppure una volta, facendo osservazioni personali molto acute e intelligenti. La collega di scienze umane e storia aveva gli occhi lucidi e con gli altri docenti, parimente commossi, compresi finalmente che con un buon rapporto educativo si può vincere finanche la balbuzie. Il secondo episodio successe l’ultimo giorno. Un ragazzo apparentemente aperto e disinvolto, figio di un avvocato in odor di camorra, si avvicinò timidamente a Danilo per dirgli di essere rimasto alquanto deluso, perché si aspettava da lui delle belle conferenze, mentre lui aveva fatto parlare soprattutto gli studenti e i professori.
Quando l’accompagnai alla stazione ferroviaria, Danilo mi disse: “State molto vicino a quel ragazzo deluso, aiutatelo ad avere maggior fiducia in se stesso, perché è un disperato”.
Il rapporto con i ragazzi perdurava anche dopo i seminari. Molti gli scrivevano per ringraziarlo e per confidargli i loro segreti. Alcune lettere sono state pubblicate assieme a stralci degli interventi registrati durante gli incontri. Gli studenti aspettavano con gioia l’arrivo di Danilo per aprirsi con lui nel corso dei seminari, puntualmente concordati e preparati per tempo. Ma non sono mancate le difficoltà e gli ostacoli frapposti dal capo d’istituto e anche dal provveditore, che anziché aprire la scuola al poeta-educatore mandavano ispettori compiacenti e servili al fine di rinviare gli incontri dopo le lezioni curricolari, creando forti disagi alla maggior parte degli studenti pendolari, che non si lasciavano scoraggiare dagli ostacoli frapposti dalle cosiddette autorità costituitre, per le quali il Dolci era quel sovversivo degli anni cinquanta-sessanta, colpevole fra l’altro di aver accettato il Premio Lenin dalla Russia Sovietica: poco o niente contava il fatto che egli aveva accettato quel premio internazionale quale riconoscimento pubblico della “validità delle vie rivoluzionarie non violente”, perché non aveva mai condiviso né le ideologie marxiste né l’invito dei capi del PCI di allora di candidarsi in collegi sicuri e molto ambiti. A nulla valevano neppure gli innumerevoli riconoscimenti nazionali e internazionali come il Premio Gandhi, assegnatogli pochi anni prima della immatura dipartita perché universalmente riconosciuto come il più autentico erede morale, interprete e continuatore del teorico della non violenza, alla quale Danilo è rimasto fedele fino all’ultimo respiro.
Il nome di Danilo Dolci resterà indelebile nella storia della cultura e della civiltà universale. I suoi libri sono stati tradotti nelle maggiori lingue, perfino in quelle indiane. L’Università di Bologna che nel 1996 gli conferì la laurea in scienze dell’educazione, il 16 dicembre lo ha ricordato con una giornata interamente dedicata alla sua vita. Il 30 ci sarà una tavola rotonda a Partinico moderata dal sindaco Gigia Cannizzo, che si scherò al fianco di Danilo fin dai primi anni cinquanta, quando il giovane triestino scelse la Sicilia come seconda patria.
PRIMO ANNIVERSARIO DELLA IMMATURA DIPARTITA DI
DANILO DOLCI
NEL 1991 GLI FU CONFERITA LA CITTADINANZA DI AGROPOLI, LA PRIMA IN ITALIA, DIECI ANNI DOPO QUELLA DI BERNA E DI BOSTON, LA CUI UNIVERSITA’ RACCOGLIE TUTTI GLI SCRITTI ASSIEME A QUELLI DI M. L. KING
A QUATTRO ANNI DALLA MORTE DI DANILO DOLCI
Prima che sia troppo tardi, salvare il suo archivio, patrimonio dell’umanità.
Di Germano Bonora
Nella prima mattinata del 30 dicembre del 1997 cessava di vivere Danilo Dolci, a soli 73 anni, nell’ospedale di Partinico, in cui era stato ricoverato d’urgenza poche ore prima per una grave crisi cardiaca, causata dai postumi della broncopolmonite, che l’aveva colpito in Cina, dove era stato ufficialmente invitato il grande poeta-maieuta, la cui fama era arrivata fino all’Estremo Oriente.
Danilo mi aveva parlato con grande entusiasmo di questo viaggio, ed io contavo i giorni per sentire dalla sua viva voce le impressioni sui cambiamenti in atto in quel popoloso continente ricco di storia plurimillenaria, al quale guardava con forte attenzione e buone speranze. Considerava un importante indizio di novità l’apertura del governo di quel grande Paese alla maieutica, uno dei pilastri della democrazia in ogni ambito: dalla famiglia alla scuola fino ai più complicati rapporti nazionali e planetari.
Tornò dopo una ventina di giorni. Al telefono lo sentii due o tre volte con la voce talmente affannata che non ebbi il coraggio di chiedergli niente: “Ci risentiremo quando ti sarai ristabilito completamente...”. Pensai che si trattasse di una crisi passeggera causata dal lungo viaggio. Da molti anni soffriva di diabete mellito, che gli minava il cuore già molto affaticato dal sovrappeso. Ricoverato prima in una clinica svizzera, poi all’ospedale di Palermo, era tornato nella casa di Trappeto talmente debilitato da essere costretto a spostarsi con la sedia a rotelle; ma questo venni a saperlo da Josè Martinetti, la instancabile segretaria e collaboratrice di sempre, la mattina del 30 dicembre, quando con la voce rotta dai singhiozzi mi telefonò la dolorosa notizia: “Danilo non ce l’ha fatta: l’avevamo ricoverato stanotte all’ospedale di Partinico per una crisi cardiaca. Dal ritorno dalla Cina non era più lui: era costretto a spostarsi con la sedia a rotelle...”.
Provai un dolore atroce, come la morte improvvisa di un familiare stretto. Danilo era per me molto più di un amico. Per diciotto anni ci siamo sentiti giornalmente, in certe occasioni anche più volte al giorno. Prima di dare alla stampa i suoi lavori voleva conoscere il mio giudizio, lui così sapiente eppure tanto umile, come sanno essere soltanto i puri di cuore.
Le ultime vicende politiche del nostro Paese lo amareggiavano e lo indignavano fortemente, ma non perdeva mai del tutto la speranza nella capacità di ripresa e di riscatto dell’uomo, che considerava “creatura di creature”. Danilo sognava la Terra trasformata in una sola grande Polis, in cui i continenti diventavano semplici quartieri, sempre più vicini, animati dalla creatività di ciascuno. L’ottimismo insopprimibile di quanti operano credendo fermamente nei più alti ideali. Sognava la pace fra tutti i popoli, costruita con la collaborazione di ogni uno in un rapporto di autentica comunicazione planetaria.
Per Danilo la cosiddetta comunicazione di massa non esiste, una patente contraddizione negli stessi termini: un maledetto imbroglio ordito dal “virus del dominio”. Con l’aiuto di autorevoli amici scienziati aveva approfondito le formidabili modalità di attacco e di espansione dei virus, che colpiscono gli organismi sani, distruggendone le difese. Questa stessa tecnica distruttiva vedeva in atto nei modi sempre più subdoli e raffinati da parte di gruppi e personaggi dominanti su scala planetaria con l’impiego dei cosiddetti mass-media fatti passare per mezzi di comunicazione di massa, mentre in realtà sono sofisticati strumenti di dominio.
Nel corso dei seminari di studio Danilo non si stancava di sottolineare la sostanziale differenza tra il trasmettere unidirezionale e potenzialmente violento e il comunicare, la cui azione denota sempre reciprocità e interattività, anche quando si fa tanto vivace da sfociare nel bisticcio, anch’esso positivo, purchè non degeneri nella violenza.
Non amava l’abusato termine di massa, di cui si riempiono la bocca certi politici e sindacalisti del tutto privi di sensibilità e cultura democratica. Massa deriva dell’etimo greco maza, che equivale a pasta, ciò a materia informe e attaccaticcia, facile da manipolare: massa di manovra per il dominio.
Teneva molto alla proprietà del linguaggio. A maestro preferiva sempre educatore; ad alunno, studente; al militaresco termine di classe quello più semplice di gruppo; a pedagogia, che presuppone il conduttore, la guida, la meno ambigua definizione di scienze dell’educazione, di cui era diventato con gli anni uno dei maggiori esperti al mondo.
La rivoluzione nonviolenta di Danilo teneva in gran conto anche il lessico, tutto da reinventare, sulla base del massimo rispetto per l’altro, da cui nasce la democrazia vera.
Negli ultimi anni era particolarmente indignato per la concentrazione della editoria e delle emittenti radiotelevisive nelle mani di singoli o di gruppi dispotici e intolleranti, che limitano sempre più o condizionano pesantemente la libertà individuale. Uno degli effetti più perniciosi del virus del dominio per la sopravvivenza stessa della democrazia.
Per la pubblicazione dei suoi lavori si affidava soltanto a piccoli editori veramente liberi da condizionamenti: l’Argonauta di Latina, Edizioni Sonda di Torino, Lacaita di Manduria, Rubbettino di Soveria Mannelli e altri più o meno noti. Pochi anni prima della morte l’editore di testi per l’educazione Armando Armando pubblicò “Palpitare di nessi” e la produzione poetica selezionata dall’autore sotto il titolo profetico “Creatura di creature” , considerando sia il testo in prosa sia quello in versi poesia per educare, senza essere né didascalica né pedagogica.
In occasione del conferimento della laurea honoris causa in scienze dell’educazione da parte dell’ateneo bolognese, l’editore di testi scientifici e odontoiatrici Martina volle stampare tutte le poesie scritte dal 1968 al 1996 e scelte dallo stesso Autore sotto il suggestivo titolo “Se gli occhi fioriscono”.
Non si potrà comprendere a pieno la molteplice produzione letteraria, che spazia dalla puntuale documentazione dell’attività socio-politico-educativa alla narrativa e alla poesia, a cui si eleva sempre la scrittura di Danilo, se non la si considera strettamente connessa con la vita stessa del poeta-educatore. Lo scrivere e l’operare sono una cosa sola. Mario Luzi in una nota introduttiva al corpo poetico dell’Amico con insolito coraggio e sincerità osserva: “Non velleitariamente, ma partendo dal vivo della sua esperienza ispirata e civile, Danilo è oggi uno di coloro che ci porta più lontano dall’impasse molto tribolata in cui si è dibattuta la poesia e la cultura moderna”. Siamo ben oltre, dunque, la tradizione letteraria italiana ed europea, che tende ad idealizzare, evadendo dalla realtà effettuale, nella quale il Dolci si immerge coraggiosamente, impegnando tutte le sue energie per sottrarre gli oppressi dal mare vorticoso degli abusi e dello sfruttamento politico- mafioso e anche religioso. “Ecco perchè - annota ancora il poeta fiorentino - la sua più matura poesia (la più sua) traduce all’interno del proprio poi e in tutte quante le fondamentali premesse che hanno ispirato la sua vita morale e pubblica: qualificare cioè l’uomo, renderlo conscio e disposto a partecipare; con in più - e non è trascurabile - la manifesta pulsione amorosa e il fervore creativo che erano subiacenti a questa proposta, a questa volontà. La poesia che ci saremmo, con un po’ di immaginazione anticipativa, dovuti aspettare da lui. Il che non esclude che nel corrispondere puntualmente alla sua idea di scrittura dove protagonista non è l’io né il tu ma la scrittura stessa come profondo atto amoroso [...] Danilo dava un vitale esempio di sortita dall’arroccamento pur sdegnoso e abdicatorio in cui si era consumato il dramma dell’autore moderno, nel settore dei più variati reagenti ma nell’unico senso di un tradimento subìto o presunto; e dava perfino l’esempio di infrazione della frontiera tra il parlare di suo e il parlare per anonima investitura come necessità interna al linguaggio dato alle ‘creature’ che al pari di ogni altra virtù creata esige a sua volta di divenire creante per forza generativa di amore. Tale sembra a Danilo essere la legge fondamentale del mondo, tanto che si è studiato di portarla nel cuore della società proprio dov’era più refrattaria”.
Occorrevano la sensibilità e l’acume particolare di un poeta per intuire a fondo l’assoluta novità dell’opera di Danilo Dolci, il quale - sono ancora parole di Luzi - “sposta il centro dell’autorità da quello che si è sempre ritenuto, appunto, ‘l’autore’ a una effabilità latente e imperiosa che risiede nella lingua come tale”. Danilo sogna la Terra trasformata in una sola Polis con il concorso attivo di ciascuna creatura potenzialmente destinata a creare. La Terra, dunque, come un organismo vivo, “Creatura di creature”. Per realizzare questa grandiosa utopia egli ha profuso senza risparmio tutte le sue energie fino al sacrificio della vita. L’impegno socio-politico degli anni cinquanta-sessanta È andato gradualmente evolvendo in lavoro prevalentemente maieutico-educativo, per cui si spostava continuamente da una città all’altra, in Italia e in altri Paesi europei, volando oltreoceano per tenere seminari di studio su argomenti di attualità e cultura. In questi incontri non erano importanti tanto gli argomenti quanto il collaudato metodo della maieutica, che aveva appreso da Socrate, depurandolo dall’ironia, giudicata del tutto inopportuna e paralizzante. Ogni interlocutore doveva offrire il suo contributo alla discussione e alla ricerca della verità pur mutevole ma sempre perfettibile. Nel corso dei seminari era quello che interveniva di meno: preferiva far parlare gli altri, soprattutto i giovani, valorizzando gli interventi di ciascuno. Una volta creato l’ambiente adatto, nessuno si sottraeva al dovere di portare il proprio contributo tra lo stupore degli stessi docenti, che non senza emozione scoprivano lati sconosciuti e importanti degli studenti, con i quali si ricostruiva gradualmente un rapporto nuovo e fecondo dopo ogni incontro. Non pochi genitori, emozionatissimi, ringraziavano Danilo, perchè i figli finalmente si aprivano in famiglia, dopo anni di silenzi e incomprensioni. Ho visto piangere di gioia una professoressa dopo aver sentito un ragazzo parlare a lungo senza balbettare neppure una volta, lui che non riusciva a leggere neppure un rigo senza incespicare.
Alla sua morte la stampa e le emittenti radiotelevisive di tutto il mondo ricordarono le lotte nonviolente, i primi digiuni fatti in Italia e gli scioperi alla rovescia, ma tutto il lavoro educativo pur documentato nelle pubblicazioni apparse dagli anni ottanta alla morte passò sotto silenzio, un silenzio che deve far riflettere tutti quanti hanno avuto la fortuna di collaborare con Danilo o di incontrarlo anche una sola volta.
Vita e opere di Danilo Dolci
(Breve nota bio-bibliografica a cura di Germano Bonora)
1924 - Danilo Dolci nasce a Sesàna il 28 giugno da Enrico, impiegato delle Ferrovie dello Stato, e da Meli Kontely di origine slava, dalla quale eredita la sensibilità artistica e la passione per la musica. Restano indelebili nella memoria del poeta le canzoni viennesi eseguite dalla madre al pianoforte e dal nonno al violoncello.
1940-41- In estate raggiunge il padre trasferito a Trappeto (PA). Visita i reperti archeologici di Segesta e Selinunte, ma è colpito soprattutto dalla povertà dei contadini e dei pescatori oppressi della mafia.
1943 - Viene arrestato a Genova per “renitenza alla leva”. Riesce a fuggire rifugiandosi sulle montagne abbruzzesi.
1944 - Frequenta i corsi di architettura all'università di Roma ed anche le lezioni di storia del cristianesimo di Ernesto Buonaiuti. Dopo la guerra raggiunge la casa paterna in provincia di Alessandria, riprendendo gli studi al Politecnico di Milano. Per mantenersi insegna in una scuola serale di Sesto San Giovanni, dove conosce lo studente lavoratore Franco Alasia, che lo raggiungerà in Sicilia negli anni cinquanta.20
1950 - Alle soglie della laurea lascia gli studi e si reca a Fossoli, frazione di Carpi, in provincia di Modena, per collaborare con la comunità dei “Piccoli Apostoli”, sorto nell'20ex-campo di concentramento nazista con il nome di “Nomadelfia”. Vi rimane poco più di un anno, maturando a contatto di Don Zeno e della realtà dolosa degli emarginati.20
1951 - Nasce la raccolta poetica “Voci nella città di Dio”.
1952 - Prima della chiusura di “Nomadelfia” da parte dei celerini di Scelba e delle autorità ecclesiastiche Danilo si trasferisce a Trappeto, in provincia di Palermo, dove si mette subito a lavoro coi contadini e i pescatori del posto. Per sensibilizzare l'opinione pubblica e le autorità politiche il 14 ottobre attua il primo digiuno a seguito della morte del bambino spentosi per deperimento organico provocato dalla prolungata carenza alimentare.
1953-54 - Con l'aiuto di artisti ed intellettuali avvia la costruzione del “Borgo di Dio” con un asilo per i bambini del luogo e l'Università Popolare per aiutare gli adulti a crescere insieme e ad aprirsi reciprocamente. Nasce così il primo laboratorio di auto-analisi basato sul metodo della maieutica di gruppo, cioè sulla conversazione interpersonale nel rispetto delle opinioni di ciascuno, per raggiungere la migliore soluzione dei problemi posti.
1955 - Laterza pubblica “Banditi a Partinico”, uno spaccato sulle condizioni di povertà e di degrado nei luoghi tristemente noti per le imprese della banda del bandito Giuliano e complici.
1956 - Presso Enaudi esce “Processo all'articolo 4”, che documenta alcuni fatti rilevanti come il digiuno di 1000 persone sulla spiaggia di San Cataldo a Trappeto contro i motopescherecci della mafia e lo sciopero alla rovescia per riattivare una trazzera intransitabile sulla base del diritto di lavoro sancito dall'20articolo 4 della Costituzione. Il 15 dicembre del 1956 per denunciare lo stato di miseria viene attuato un digiuno collettivo a Palermo e in tre paesi della provincia.
1957 - Il primo novembre ha inizio il “Congresso per la prima occupazione” a Palermo che dura tre giorni, con la partecipazione di tecnici, economisti, urbanisti e sociologi italiani e stranieri.
Dal 7 al 19 novembre Danilo e Franco Alasia digiunano per protesta contro la povertà e il degrado dei quartieri popolari di Palermo.
1958 - Einaudi pubblica “Una politica per la prima occupazione”, il cui concetto viene introdotto per la prima volta in Italia. Il libro contiene gli atti fondamentali del congresso. Nello stesso anno arriva il maggiore riconoscimento internazionale: il Premio Lenin per la pace20, che Danilo accetta quale riconoscimento della “validità delle vie rivoluzionarie non violente”, non avendo mai condiviso né l'ideologia né i partiti marxisti. La notevole somma di danaro ricevuta con il premio viene impiegata per il “Centro studi ed iniziative di Partinico”, fondato allo scopo di promuovere lo sviluppo democratico e l'20occupazione attraverso cooperative e altre iniziative socio-educative.
1960 - La pubblicazione del volume “Spreco” da parte dell'editore Enaudi denunzia il parassitismo e le complicità politico-mafiose con una analisi socio economica della Sicilia occidentale.
1962 - Raccoglie un'ampia documentazione delle riunioni con la gente semplice nel saggio “Conversazioni”. A settembre digiuna per la diga sullo Jato, che la Cassa per il Mezzoggiorno delibera di costruire al nono giorno di digiuno, seguito da una imponente manifestazione popolare. A novembre si costituisce a Menfi la Cooperativa cantina sociale “Il Progresso”.
1963 - Il 27 febbraio iniziano i lavori della diga sullo Jato. Il 29 ottobre, digiuno a Roccamena per la diga sul Belice.
1964 - Il 7 marzo, occupazione della piazza di Roccamena per la diga nel Belice.
1965 - Danilo e Franco Alasia al Circolo della Stampa di Roma denunciano pubblicamente i rapporti tra la mafia e alcuni politici di primo piano. Il 20 novembre inizia il processo contro i due su denunzia di un ministro, un sottosegretario e alcuni notabili accusati di collusione con la mafia.
1966 - Danilo digiuna a Castellammare del Golfo in provincia di Trapani. Nel settembre Einaudi pubblica “Chi gioca solo” sulle vicende procesuali e sui rapporti politico-mafiosi.
1967 - Dal 5 all'11 marzo, marcia di 200 km. “per la Sicilia occidentale e per un nuovo mondo”.
A seguito della protesta davanti al Parlamento e alla sede della Commisione Antimafia i politici denunciati di collusione con la mafia vengono esclusi dal governo.
1968 - Iniziano i lavori di costruzione del “Centro di formazione” al Borgo di Trappeto completati in soli sette mesi grazie agli aiuti degli amici Carlo Levi, Bruno Zevi, Paolo Sylos Lavini, Siro Lombardini e altri.
Forte l'impegno profuso per le zone terremotate della valle del Belice: marce di protesta, digiuni collettivi, denunzie e conseguenti processi penali a carico di Danilo, al quale il 30 novembre viene conferita la laurea “honoris causa” in filosofia dall'università di Berna.20
1969 - Laterza pubblica una sintesi del seminario sul tema innovativo “Città - territorio”, svoltosi a Trappeto. Il sei luglio si costituisce “Il Consorzio Irriguo Jato”, che contribuisce all'isolamento e all'arresto di alcuni mafiosi, tra cui Frank Coppola.20
1970 - Nasce a Partinico la “Cooperativa ortofrutticola” ad opera di Pino Lombardo. La polizia chiude la “Radiolibera”, che da Partinico dà voce ai poveri cristi, come documenta la raccolta poetica pubblicata da Laterza con il titolo “Il Limone Lunare”.20
201971 - Il 28 Aprile inizia a Roma il processo di appello contro Danilo Dolci e Franco Alasia. Il 28 novembre 300.000 persone arrivano a Roma per una imponente manifestazione antifascista.
1972 - Nasce il Consorzio “Kronion”, al quale aderiscono le cooperative “Il Progresso” di Menfi, “Grappolo d'oro” ed “Enocarbori” di Sciacca,20“Tre Fiumi” e “Acli” di Ribera, “La vite” di Santa Margherita Belice, “Sambuca di Sicilia”: seimila soci oltre settecentomila quintali di uva. Le cooperative sono tutte autogestite.
1973 - Einaudi pubblica “Chissà se i pesci piangono”, una sintesi degli incontri seminariali dell'anno precedente.
A luglio la Corte di Cassazione di Roma conferma la condanna per Danilo Dolci e Franco Alasia, rispettivamente di due anni e un anno e mezzo, pena condonata.20
1974 - Einaudi pubblica “Poema Umano”. A febbraio inizia la costruzione in contrada Santa Caterina Mirto di Partinico del “Centro educativo per l'infanzia”. Laterza pubblica “Esperienze e Riflessioni”.
1975 - Il 7 gennaio inizia la sperimentazione educativa di due gruppi di bambini di quattro e cinque anni. A dicembre gli amici del Peace Memorial Museum di Hiroshima portano al Centro educativo di Mirto una bottiglia, una canna di bambù e una tegola deformate dal fuoco della Bomba Atomica.
1976 - A febbraio arrivano al Centro di Mirto per un seminario gli educatori di fama internazionale Freire, Galtung, Gelpi, Canziani, Vonèche, Bruni, Clinemberg, Suchodolski e molti altri. Non arrivano, purtroppo, i fondi regionali per rendere transitabile la strada per Mirto, il cui Centro rischia la chiusura. A giugno Mondadori pubblica “Il dio delle zecche” nella collana Oscar Poesia.
1978 - Radio Città Terrestre inizia le trasmissioni ad opera di Amico Dolci ed altri attivi collaboratori.
1979 - Esce presso l'editore Stampatori di Torino “Il ponte screpolato”, che documenta la sperimentazione in atto con le relative difficoltà burocratiche. Feltrinelli pubblica “Creatura di Creature”, che riceve il Premio internazionale Viareggio.
1980 - Dal 7 all' 11 luglio viene invitato a Parigi dall'UNESCO per il “Simposio internazionale sull'evoluzione dei contenuti dell'educazione generale del prossimo ventennio”.20
Molte proposte fatte da lui vengono accolte nel documento consclusivo inviato ai diversi Stati aderenti.
1981 - A gennaio tiene un seminario di due settimane sulla sua poesia all'università di Los Angeles. Danilo terrà lo stesso seminario per sei giorni al liceo scientifico “Alfonso Gatto” di Agropoli. L'editore20Laterza a maggio pubblica il poema “Da Bocca a Bocca” con la presentazione di Mario Luzi. Intensifica gli incontri e i seminari di studio in diverse scuole e associazioni sia italiane sia straniere.
1982 - La Boston University Library inizia a raccogliere20gli scritti e la corrispondenza che Dolci ha con Huxley, Russell, Fromm e altri intellettuali di fama mondiale. In diverse scuole italiane, tra cui quelle di Agropoli, di Mestre, di Alba, di Alessandria, di Asti, di Piacenza, d'20Imperia, di Varese, di Acireale e altre si continua a sperimentare la sua maieutica su temi di attualità ed interesse universali.
1983 - La Scuola Materna di Mirto viene finalmente riconosciuta quale scuola statale sperimentale con docenti di ruolo affiancati dagli educatori Rosalba Martinetti e Mìchael Fàhndrich. Dai primi anni ottanta si va consolidando il rapporto di collaborazione con gli studenti e alcuni educatori del liceo scientifico “A. Gatto” di Agropoli. Ammira gli imponenti templi di Paestum, recandosi più volte a Velia,20sede della scuola eleatica, rappresentata da Parmenide, dal quale Socrate avrebbe appreso il metodo della conversazione maieutica.
1984-85 - Primi contatti per la cessione della struttura scolastica di Mirto e del Borgo, rispettivamente con gli amministratori di Partinico e di Trappeto, al fine di accelerare il processo di autonomia del tutto sgombra da ogni sospetto equivoco di dominio dolciano.
1985-86 - Armando Armando pubblica prima “Palpitare di Nessi”, al quale viene assegnato il Premio Città di Scala, e poi 20“Creature di Creature”, un'ampia antologia della poesia dolciana, considerata dall'illuminato editore alta e singolare poesia, sommamente valida anche per lo sviluppo educativo.
1987 – Presso l'editore Argonauta di Latina escono due pregevoli volumetti: “La comunicazione di massa non esiste” e “La creatura e il virus del dominio”.20
1988 - Il “Centro studi e iniziative” di Partinico si trasforma in “Centro per lo sviluppo educativo”. Si intensificano sempre più i seminari per verificare i forti nessi esistenti tra il processo educativo, la creatività e la crescita personale.
Il Centro di Partinico, nato “Per la piena occupazione”, diventa sempre più attivo e operativo, passando dall'ambito del sociale a quello maieutico-educativo.
1989 - L'editore Sonda di Torino pubblica prima “Dal Trasmettere al comunicare”, la sintesi dei risultati seminariali più recenti, e poi la prima stesura della “Bozza di Manifesto”, che si arricchisce, anno dopo anno, di nuovi e vari contributi di studenti, docenti e di gente semplice, registrati accanto a quelli di famosi premi Nobel, come Carlo Rubbia e Rita Levi-Montalcini.
1991 - Come segno tangibile di gratitudine per l'impegno profuso fin dal 1980 dal Dolci a favore degli studenti delle scuole locali, l'Amministrazione del Municipio di Agropoli il 18 aprile gli conferisce la cittadinanza onoraria, come già aveva fatto, dieci anni prima, la città di Boston.
Partinico, che lo ha visto per quasi mezzo secolo costantemente impegnato in loco per la crescita sociale e culturale, gli concederà la medesima riconoscenza soltanto il 19 ottobre del 1997.20
Il 13 maggio del 1996 l'università di Bologna gli conferisce la laurea honoris causa in scienze dell'educazione.
Dopo la prolusione i docenti del prestigioso Ateneo lo invitano a tenere un seminario di studi. Per questa occasione le Edizioni Martina di Bologna stampano “Se gli occhi fioriscono”, un'ampia antologia delle raccolte poetiche edite dal 1968 al 1996. La Nuova Italia pubblica nel settembre dello stesso anno “La struttura maieutica e l'evolversi”.
1997 - Presso La Nuova Italia esce la prima edizione del libro“Comunicare legge della vita”20. Pochi giorni prima della immatura dipartita, avvenuta nella prima mattinata del 30 dicembre del 1997, Danilo aveva riscritto la prefazione della seconda edizione del libro, che sintetizza il suo pensiero ed è per questo, finanche nel titolo profetico, oltreché un accorato monito, un vero e proprio testamento morale.20
1997 – Il 30 dicembre muore all'ospedale di Partinico, dov'era stato ricoverato nelle prime ore della mattinata per una grave crisi cardiaca, tragico epilogo dei postumi della grave polmonite che l'20aveva colpito nel corso del viaggio in Cina, per cui era stato tardivamente curato prima in un ospedale svizzero e poi in quello di Palermo.20
A cura di Germano Bonora